Oliena è un paese di 8.000 abitanti situato ai piedi del Monte Corrasi. Si trova a dieci minuti da Nuoro, a venti minuti dal mare e a trenta minuti dal Centro Sardegna.

L’economia del paese è basata per il 40% di pastorizia e agricoltura, il 30% sul terziario, il 15% sull’edilizia, il 10% sul turismo e il restante 5% artigianato locale.

Il clima mite e temperato, permette la coltivazione di oliveti e vigneti. Non a caso, infatti, Oliena è uno dei paesi più rinomati per la produzione dell’olio extravergine e per il suo “rosso” Cannonau, già decantato nel 1800 da Gabriele D’Annunzio. Dal 1600, invece, grazie alla compagnia dei Gesuiti, che si stabilì ad Oliena per più di un secolo, si iniziarono gli innesti dell’infinità di olivastri che allora coprivano l’intero manto produttivo del suolo Olianese, dando una svolta alla debole e autarchica economia. Successivamente infatti, nel mercato del baratto i due prodotti principali furono la forte moneta di scambio del paese barbaricino con le comunità limitrofe, e questo gli permise, ancor prima che agli altri una crescita seppur graduale e lenta.
La pastorizia è basata sull’allevamento di pecore, capre e piccole mandrie di bovini.

Il formaggio, il famoso pecorino sardo, è prodotto in grandi quantità dai pastori consorziati in piccole cooperative, mentre invece, il caprino, specialità unica, viene ancora fatto con i sistemi arcaici dai caprai che ancora abitano la montagna.

Per la posizione geografica che la colloca a breve distanza dal mare e dal Centro Sardegna, Oliena offre in pochi minuti, al forestiero, la possibilità di visitare le zone montane dell’interno come Tiscali o Monte Corrasi, e le marine di Cala Gonone fino al golfo di Orosei, ricco di spiagge dorate dai fondali trasparenti.

In breve, chi abbia l’opportunità di raggiungere Oliena, ha la fortuna di trovarsi nel cuore pulsante della Sardegna, dove storia e tradizione, cultura e folklore danno vita ad una comunità, fedele testimone di un passato remoto, ed aperta al nuovo mondo della coesistenza di diverse etnie.

Oliena, paese dove è semplice trovare l’afflato del primo conoscente, per un’etica che non è imposta dalle leggi del nuovo mercato turistico, ma per il sentire spontaneo della gente. Tutto ciò che il visitatore può vivere e può vedere, avvicinandosi appena a questa gente, è un contatto semplice e sereno, soprattutto sincero, di un vissuto distante dall’affanno dei giorni moderni, dall’asma metropolitana che costringe a ritmi, qui ancora fortunatamente impensabili.

A ragione, Oliena, può essere citata come la capitale del turismo interno isolano, sia per la miriade di offerte che è in grado di presentare, sia per l’innumerevole quantità di siti naturalistici e preistorici che stanno venendo alla luce dopo il sonno di millenni.

Le strutture ricettive presenti offrono ottime garanzie. Alberghi, hotel, ristoranti e agriturismo, stanno “vendendo” Oliena con sapienza e competenza, consci di un’importante professione che non disgiungono da un profondo amore per la loro terra.

Alle porte del Supramonte, per la strada che porta a Su Gologone e a Lanaitto, il paese è quasi passaggio obbligatorio per chi voglia praticare l’escursionismo, il trekking, la scalata, o la semplice passeggiata domenicale.
Per chi voglia studiare rocce e flora, fauna e storia, e chi, per passione o curiosità antropologica, voglia avvicinarsi ai pastori che vivono ancora sulla montagna, dentro i loro “pinnettos”, ricoveri a forma circolare, fatti con muro a secco, ricoperti di tronchi di ginepro e frasche di oleandro.

Per questo motivo, a Oliena, è nata la primigenia del turismo ambientale. Infatti, grazie all’organizzazione dei diversi Centri Escursioni, si offre l’opportunità a qualunque forestiero di visitare e conoscere la montagna e la sua storia, con trekking e passeggiate di vario genere e difficoltà, chiudendo, a sigillo della splendida camminata, con ottimi pranzi preparati dai pastori, a base di salumi, formaggi e arrosti di porcetto, accompagnati dal famoso vino Cannonau.

Fin dagli anni cinquanta tantissimi turisti giungevano, consigliati da guide turistiche che annotavano su Oliena la celebrazione religiosa de “S’Incontru”. Momento ancor oggi vivo e pregno di fremiti in seno alla comunità Olianese. La domenica di Pasqua, quando la Vergine in lutto, incontra il Cristo risorto, nella piazza antistante la chiesa pisana di Santa Maria, fra due ali di folla strabocchevole, lo scampanio festoso che dalla torre raggiunge ogni cantuccio del paese, si accompagna ad un assordante boato di spari a salve, da ogni finestra, da ogni balcone, da ogni terrazza, mentre il fiume dei colori del costume, che quasi tutti indossano, riportano in parrocchia fedeli e santi per una Messa solenne.

Oggi quindi, chi non passi per Oliena, ha mancato di vedere una parte molto importante dell’intera Sardegna, ha mancato la conoscenza di una comunità che a “S’Istrangiu” (forestiero) ha offerto il sorriso e un buon bicchiere di vino, prima ancora che lo si dicesse in spot pubblicitari e quando la Costa Smeralda era ancora un aspro promontorio di cisti abitato da greggi di capre.

Oliena, dunque, terra di incontri e di momenti da raccontare:

NON ANDARCI SAREBBE UN PECCATO!